«Genitore 1 e 2» sulla carta d’identità: una sentenza figlia della rivoluzione

 

Immagine generata con l’intelligenza artificiale (ChatGPT – DALL·E)

 

di Mauro Faverzani

È una battaglia puramente ideologica quella portata avanti contro la ragione e contro la natura dalle Sinistre, spalleggiate da alcuni giudici.

Come noto, infatti, la sentenza 9216/2025 della Corte di Cassazione, pubblicata lo scorso 8 aprile, ha reintrodotto la dicitura «genitore 1» e «genitore 2», anziché «padre» e «madre», sulle carte d’identità dei figli.

È l’ultimo tassello di una guerra iniziata nel 2015 col decreto “gender fluid” del governo Renzi, capovolto nel 2019 dal decreto Salvini, poi ripristinato dalla Corte d’Appello di Roma. Ed ora è giunto quest’ultimo pronunciamento, che ha bocciato il ricorso presentato nel 2024 dal Ministero dell’Interno nel tentativo di riportare un minimo di buon senso e ridare credibilità alle istituzioni.

La Cassazione si è giustificata, accogliendo tuttavia una decisione illegittima. Non obietta il fatto che i genitori per legge debbano essere di sesso diverso; al contempo però afferma di voler tutelare in qualche modo il «minore figlio di due madri, una naturale e una di adozione», diventate tali grazie all’istituto dell’adozione in casi particolari, vale a dire facendo ricorso a quella «stepchild adoption», che è contra legem e frutto di una forzatura puramente ideologica della norma.

Tutto si fonda quindi su di un orrore giuridico, commesso dal Tribunale che, in origine, permise alla compagna della madre biologica di adottare il minore in oggetto, benché non potesse farlo, trattandosi di un atto assolutamente illegittimo.

Si è, con tutta evidenza, di fronte ad acrobazie giuridiche tali da far impallidire i cavilli dell’Azzeccagarbugli: nessuno può essere figlio di due madri! Un padre ci dev’essere per forza. Non occorre essere esperti in Giurisprudenza per dirlo, basta il buon senso!

Quello che i giudici hanno voluto sferrare è dunque un attacco politico alla famiglia naturale, fondata sull’unione tra un uomo e una donna, come ha confermato il senatore Maurizio Gasparri: «La Cassazione, come molti settori della magistratura – ha dichiarato - preferisce una valutazione politica di parte, quindi la sua credibilità continua a precipitare in maniera vorticosa».

Secondo la Cassazione, infatti, dire che un figlio ha un padre ed una madre sarebbe «irragionevole e discriminatorio». È vero il contrario! È quella dei giudici ad essere una «decisione innaturale ed irrazionale», come ha subito controbattuto mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-Sanremo. Il quale ha aggiunto: «Pretendere di affermare che una coppia di fatto formata da persone dello stesso sesso abbia lo statuto di famiglia non corrisponde all’ordine naturale delle cose». Ed ha anzi aggiunto che si tratta di «una forzatura di tipo ideologico e, di conseguenza, anche giuridico, quando la legge la recepisca».

In poche parole, si tratta di una tragica presa in giro, ma dalle conseguenze funeste, perché il linguaggio plasma il pensiero e trasmette i valori. Chi controlla le parole, controlla la società. Del resto, il genderismo, con tutte le sue distorsioni ideologiche e pur riguardando un’assoluta minoranza, a Sinistra ha trovato e trova sempre politici e giudici pronti ad assecondarlo e cavalcarlo.

La sentenza della Cassazione, pur essendo degna del teatro dell’assurdo, è comunque figlia di quella legge, la n. 76 del 2016 detta “Cirinnà” dal nome della senatrice del Pd, che la promosse per equiparare matrimoni e unioni civili, anche omosessuali, e sperare poi di riuscire a legittimare un giorno l’omogenitorialità. Eccola accontentata: la sentenza della Corte di Cassazione va in questa direzione, traendo soltanto le debite conclusioni di una strategia studiata fin dall’inizio a tavolino dai paladini del gender.

Si noti come nel 1952 il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali ponesse la deviazione sessuale fra i disturbi della personalità. Nel 1992, quarant’anni dopo, l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, la derubricò: improvvisamente non veniva più classificata come patologia.

In Scozia il primo aprile 2024 è entrata in vigore una legge orwelliana, che autorizza l’auto-identificazione di genere anche in assenza di parere medico e prevede la galera per chi la neghi.

Ben 22 progetti Lgbt sono sponsorizzati dall’Unione europea per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Altri 106 sono quelli già portati a termine. E tutti coi nostri soldi!

In Germania l’anno scorso è stata approvata un’altra normativa sconvolgente, che autorizza a cambiar sesso anche una volta all’anno e consente ai genitori di attribuire al neonato un sesso differente da quello naturale ed effettivo.

Appare evidente come tutto faccia parte di un piano organico e rivoluzionario, imposto dall’alto ma studiato a tavolino contro ogni evidenza, ragione, natura e realtà dei fatti.

Scriveva già il prof. Plinio Corrêa de Oliveira nelle Note sul concetto di Cristianità pubblicate in calce al suo capolavoro Rivoluzione e Controrivoluzione: «Il mondo moderno ha elevato il corpo all’altezza di un idolo ed ha negato il primato dell’anima. Il risultato è davanti a noi: le nevrosi, le psicosi, le perversioni sessuali mostruose».

Occorre oggi una forte svolta controrivoluzionaria per sradicare tali degenerazioni e per tornare ad ancorarci alla logica ed al buon senso, riscoprendo al contempo il primato dell’anima. Non è questione solo di «genitore 1» e «genitore 2». In ballo ci sono le verità sulla Persona umana, sulla moralità, sulla Fede, su ciò che siamo realmente!

 

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